Variazioni Enigmatiche

Immaginate un elastico che, con grazia, venga teso fino allo spasimo, rivoltato e quasi sbriciolato, per essere poi dolcemente allentato.

Variazioni Enigmatiche

di E.E. Shmitt

Mario Bois: Abel Znorko

Paolo Tibaldi: Erik Larsen

Regia di Mario Bois e Paolo Tibaldi

Questo è ciò che avviene nello studio dello scrittore Abel Znorko, durante un incontro ravvicinato e ravvicinante con il giornalista Erik Larsen.

Incontro che fin dal principio si rivela scontro, aperto con fermezza dall’intervistato, che accoglie il suo ospite nell’isola in cui vive solo, o in compagnia di se stesso, con un sonoro colpo di pistola volutamente fallito.

I due interlocutori si delineano da subito come molto diversi: Erik rispettoso, pacato, determinato e paziente cerca di infilarsi in ogni crepa del muro di parole eretto dal trasandato Abel, elusivo mentre infligge stoccate ed impartisce definitive sentenze, intento a dichiarare la superiorità del suo stile di vita apparentemente istintivo.

Ma la sua spavalderia si incrina rapidamente di fronte alla misteriosa fermezza del signor Larsen.

Emerge chiaramente come lo scrittore sia tormentato, non riesca a trovare una pace nonostante il successo; si rifugia perciò nella corrispondenza con una donna, Helene, la sua unica fonte di giovamento.

Lui, come racconta al giornalista, l’aveva conosciuta quindici anni prima, provando sentimenti così nuovi e contrastanti da non essere capace di spiegarli; lui, che nonostante vivesse solo parlava dell’amore con più chiarezza di chiunque.

Dopo alcuni mesi di convivenza in cui si erano fusi l’uno nell’altra, si erano lasciati per continuare il loro rapporto solo tramite le lettere, elevandolo più alto.

Tutta la sicurezza e la padronanza della situazione di Abel sbiadiscono e si ritraggono dopo una frase di Erik: “Helene è mia moglie.”

Si tratta dell’inizio di un turbine risucchiante che ci porterà verso sponde più lontane dello stupore e dell’incredulità, verso luoghi più profondi che spesso cerchiamo di evitare.

Questo turbine verrà alimentato ed ingigantito da altre scioccanti dichiarazioni:

Helene è morta. Da dieci anni.

A questo punto sentiamo le nostre emozioni già barcollanti crollare definitivamente, schiacciate dal peso di una morte che, ripercorrendo la rappresentazione, aveva già espresso qualche piccolo sentore, qualche breve accenno.

I due protagonisti, incontratisi di fronte alla muta presenza di Helen ruggiscono uno contro l’altro, mettendo finalmente a nudo la coscienza e tastando l’inquietante verità: non conosciamo chi amiamo.

Ed ecco il finale,più volte intravisto,assaporato,quasi inseguito: ”Ti scriverò”

L’inchino,poi il sipario.

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