Lettera aperta di un (ex) studente al corpo docenti del Cocito

Professori.

Lo so, ho ammorbato l’esistenza del Cocito per troppo tempo; ma non preoccupatevi, tempo un mese e sarò fuori. E giacché l’uscita di scena di un grande rompiscatole non può essere altro che l’ennesima rottura, ho deciso di scrivere questa lettera.

Mi sento già addosso lo sguardo di disappunto della professoressa Pereno – sì, siamo a giugno, e sì, sto scrivendo questa anziché la tesina – ma immagino di poterlo sopportare. Dopotutto, non sarebbe la prima volta.

Anzitutto: grazie. Grazie a tutti coloro che mi hanno tollerato per questi cinque anni, sia come miei docenti, sia come professori di passaggio in una delle mie numerose scenate. Grazie da parte mia, e da parte di tutti gli studenti.

Ma oltre ai ringraziamenti, che possono anche suonare vagamente ipocriti, ho da farvi una richiesta – e sì, prof, lo so che il plurale di “Lei” è “Loro”, ma è veramente terribile: non permettete al Cocito di morire.

Non permettete che il baluardo della ragione crolli. Non permettete che la gloria di Alba si riduca ad una scuola provinciale. Non permettete che ciò che è stato costruito in questi anni vada in frantumi.

Non permettete che qualcuno osi dire che “la Divina Commedia non va studiata”. Non permettete che qualcuno definisca Stazio “inutile”. Non permettete che nessuno pianga all’addio di Dante a Virgilio, o all’Addio Monti. Non lasciate che nessuno, nessuno, osi definire “pessimista” Giacomo Leopardi.

Non permettete che nessuno abbia i brividi di fronte all’Ultima Cena, o che qualcuno scambi un Modigliani per un Picasso. Non lasciate che si perda quel sentimento di nulla e di completezza che solo Friedrich può dare. Non permettete che il tratto furioso di Munch si svuoti del dolore infinito di una vita al limite.

Non permettete che qualcuno rida dell’amore disperato di Saffo. Non permettete che il tono perentorio di Seneca vada perduto. Non lasciate che l’ultima risata, sprezzante, di Petronio si perda nelle nebbie della memoria. Portate avanti la luce Illuminante della letteratura classica, lasciate che i grandi maestri del passato siano a loro volta guide per le nuove generazioni.

Non permettete che qualcuno si dimentichi delle beghe fra Edison e Tesla, delle meraviglie della fisica quantistica, della logica rigida e perfetta dei vettori. Non lasciate che il libro del nostro universo rimanga chiuso perché un potenziale futuro genio della fisica si ritrova a studiare a memoria formule e ad applicarle.

Non permettete che la chimica e la biologia divengano paragrafi da memorizzare, che qualcuno si perda il fascino del legame ad idrogeno o che nessuno rimanga ipnotizzato dalla magnificenza organizzativa della natura. Non lasciate che qualcuno rimanga ignaro di cosa accade nel suo corpo. Contro ogni pseudo-scienza e medicina alternativa, portate avanti il baluardo della vera scienza.

Non permettete che non si versino lacrime sui versi dolorosi di Sassoon. Non lasciate che qualcuno valuti la guerra come positiva dopo la narrazione cruda di Hemingway. Non permettete che qualcuno dimentichi cosa vuol dire una dittatura dopo avere letto Orwell. Non lasciate che le parole cariche di forza di Shakespeare si perdano, che qualcuno osservi, impassibile, la morte tragica di Giulietta.

Non permettete che si dimentichi il valore inestimabile della storia. Non permettete che qualcuno compia errori già compiuti, che qualcuno dimentichi gli orrori delle guerre, che qualcuno lasci che si ripetano.

Non permettete che ci si dimentichi di Aristotele. Che si lasci decadere la forza razionale dell’Illuminismo, che non prendano vita negli studenti le capacità di analisi critica necessarie ad affrontare una società piena di orrori nascosti. Non lasciate che la filosofia, in quanto materia in grado di liberare dall’imposizione del pensiero, venga trascurata perché pericolosa.

Non lasciate che ci si dimentichi del gioco di squadra, e dell’importanza di muoversi, di mantenere uno stile di vita sano. E se lo dico io, che sono l’antitesi del movimento per eccellenza, vorrà pur dire qualcosa.

E per ultima, quella che mi sta più a cuore.

Vi prego, non permettete che la matematica divenga schiava della mercificazione della cultura. Non fate dimenticare mai, mai la poesia che si cela dietro il pi greco, la purezza estetica delle funzioni polinomiali, l’arte del ragionamento. Non lasciate che la matematica, madre di tutte le scienze e signora della logica e della conoscenza, divenga un semplice strumento. Impeditelo, con ogni sforzo! Non permettete che gli studenti studino cose che non comprendono, non lasciate che arrivino ad odiare la matematica! Permettete loro di arrivare alle conclusioni con le loro forze, anziché dar loro il risultato precotto. Date spazio alla loro creatività, la qualità di cui ogni vero matematico non può fare a meno.

Sono solo le parole di uno studente, che mentre ve le scrive non è nemmeno diplomato, e so che per alcuni avranno ben poco peso. Ma dopo cinque anni, e di fronte allo scenario culturale italiano e internazionale, non posso far altro che lanciare un accorato appello. Anche quando noi non ci saremo più, non permettete che il Cocito cada in disgrazia. Ricordate, sempre, che siete la nostra guida negli anni in cui siamo qui, e che se non viene trasmessa vera passione da parte vostra sarà difficile ottenerne in cambio da noi. Non permettete al Ministero di censurare ciò che volete insegnare. Non lasciate che la cultura divenga una merce, da incrementare in vista del mondo del lavoro. Trasmettete la vera forza, purezza e bellezza di ciò che insegnate, e se chiunque dall’alto tenterà di impedirvelo saremo al vostro fianco per combatterlo. Nessuno vuole una scuola di automi. Il Cocito non deve smettere mai, nemmeno per un istante, di essere il simbolo del pensiero critico e dell’Illuminismo, dell’onestà e della collaborazione, dell’oggettività e della correttezza. Avete fra le mani l’argilla per forgiare le future grandi menti del mondo scientifico e umanistico. Non perdete l’occasione per fare in modo che il prossimo premio Nobel dica con orgoglio «ho fatto il Cocito».

Con affetto,
Simone Ramello, ormai ex-VB. Ad maiorem Cociti gloriam.

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