L’Eco delle Noccioline

È calato il velo. Un altro grande è morto. Prima Bowie. Poi Eco. Ora Prince. E assieme a loro altri, come Alan Rickman, ci hanno lasciati. Sono passati a malapena quattro mesi, e quest’anno già si prospetta molto funesto. Ma questa è Storia. Arte. Ma il tempo passa anche per chi cadrà nel dimenticatoio. La Storia non è per tutti, e molti non ce la faranno nella lotta all’immortalità. Ed è proprio in questi giorni funesti che scrivo. Per commemorare il lutto di chi mi sta accanto; dei miei vecchi amici. Cerco, nel mio piccolo, di far sì che anche loro abbiano un piccola incisione, salvata in questi pochi bit.

Dedicato a Samuele.


«Era una notte buia e tempestosa». Ero in piedi, di fronte alla mia libreria, atto a scegliere il tomo che avrebbe accompagnato il mio sonno. Lo sguardo si ferma su di un ragazzino con una coperta in mano che mi fissava, coi suoi occhi ridicolmente scavati, e, tra le risate a stento trattenute, mi accingo a leggere una vecchia rivista di linus. Un settimanale di fumetti, una perla risalente agli anni sessanta, una passione che, rivangata dal passato di mio padre, si è anche in me accesa. Quella sera ho scoperto i Peanuts.

Striscia di Charles Monroe Schulz, vide l’alba per la prima volta negli anni cinquanta del secolo scorso, ma è tutt’oggi uno dei fumetti più apprezzati. Tanto che, lo stesso Eco, nel 2010, ribadì ciò che aveva già espresso nel suo saggio, dedicato proprio a queste vignette: «Salinger è datato, Schulz non è datato. Il vero poeta rimane Schulz».

Tutti conosciamo il bel cagnolino bianco dalle lunghe orecchie nere, e il naso scuro a palla. Quel naso per il quale Lucille spesso si ferma e preme con un sonoro «BEEP!». Anche il buon vecchio Charlie Brown è a molti noto per la sua inconcludenza, per la sua innata sfortuna. E tra il dotto sarcasmo di Linus e le angherie di Woodstock e Snoopy, le risate sono assicurate. Quello che però non è scontato dei Peanuts è la loro profondità morale: già Eco descrive questo mondo come un «microcosmo» godibile da qualsiasi lettore. Ed è proprio come un piccolo, sarcastico ritaglio del mondo che Schulz immaginava la sua opera. I personaggi erano i suoi famigliari. Le tematiche tra le più varie. La religiosità di Linus, il drammatismo misto a sarcasmo di Lucy e le stravaganti avventure di Snoopy sfociano spesso in dei discorsi che esulano dal semplice umorismo e possiedono un messaggio più profondo.

Se visto letteralmente, però, il titolo Peanuts, inteso come piccolezze, potrebbe ingannare il lettore, facendogli credere che queste vignette abbiano lo scopo di divertire. Leggendo, mi sono reso conto che, nonostante Schulz lo ritenesse un nome poco dignitoso, calzi a pennello. In quattro strisce, ossia in un piccolo spazio, è contenuto un vero e proprio dibattito filosofico. Certo, essendo un fumetto deve divertire, ma Schulz si è dimostrato un artista in questo: coniugare divertimento e riflessione morale. Per ottenere questo effetto, Schulz prende temi di dibattito del suo tempo, che sussistono tutt’ora, e li ironizza, facendo parlare di guerra, religione e sport, dei bambini, che hanno poco più di quattro anni, emulando le probabili incomprensioni dell’età dei personaggi, giungendo così a conclusioni quasi ridicole, che mettono il sorriso sulla bocca e un punto di domanda in testa. Proprio per questo, credo che Peanuts meglio rappresenti tale lavoro, perché racchiude in piccolo una grande verità, la vita, proprio come delle perle, o meglio, delle noccioline di saggezza.

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