Avorio e Cheratina

In Africa, tra guerre e malattie, i “diamanti insanguinati” hanno perso il dominio del mercato nero, e al loro posto, adesso, si trovano due materie prime che insanguinate lo sono veramente. Ma il sangue, stavolta, non è più quello umano.

I due mammiferi terrestri più grandi al mondo, animali che vivono in queste terre da molto prima dell’uomo, creature che hanno convissuto a fianco delle antiche civiltà africane durante il loro apogeo e declino, oggi si trovano vittime di atroci mutilazioni e massacri, che li hanno portati sull’orlo dell’estinzione.

Gli animali in questione sono il rinoceronte e l’elefante, e ciò che li rende così appetibili per i bracconieri, sono rispettivamente il corno e le zanne.

Avorio Santo

In moltissimi versi del Corano e nei racconti della Sunna si invita l’uomo al rispetto dell’ambiente e degli animali. Ma, questo, alla rigida interpretazione dei terroristi (sedicenti Musulmani) di Al-Shabaab, Janjaweed e LRA, sembra essere sfuggito. Infatti gruppi terroristici, bande criminali e contadini impoveriti, sono la nuova minaccia che gli elefanti africani si trovano a subire.

Un chilo di avorio costa circa 3000 $ (in nero) e il 70% delle zanne trafugate finisce sul mercato cinese, perché è da lì che arriva la richiesta maggiore. L’altro 30% se lo spartiscono Thailandia, Filippine e Stati Uniti. Questa tradizione Asiatica della lavorazione di questo materiale pregiato, quindi, spinta oggi dal capitalismo, sta sia decimando questi pachidermi che finanziando pericolosi criminali.

In Gabon, gli elefanti cadono sotto i colpi degli ak-47 di ragazzini diventati spietati assassini per necessità. In Uganda, Congo e Sudan a svolgere il ruolo di aguzzini sono persino gli eserciti regolari. Nel sud del Ciad, in una sola notte della primavera 2012 sono stati uccisi 89 animali. In Kenya, in 30 anni, la popolazione di questi pachidermi è passata da 167 mila a 35 mila, mentre la Tanzania, dove i contadini usano delle zucche avvelenate per guadagnarsi l’avorio, in tre anni ha perso metà dei suoi elefanti. In Mozambico  e Congo questi animali sono quasi spariti, ma le nazioni che se la passano peggio sono Sierra Leone e Senegal, dove la “febbre dell’oro bianco” ha portato gli elefanti all’estinzione. Infatti, l’associazione keniota “David Sheldrick wildlife trust” sostiene che ogni 15 minuti, in tutta l’Africa, un elefante venga ucciso per le sue zanne.

Gli ambientalisti affermano che entro il 2025 gli elefanti si estingueranno in tutto il mondo, ma davanti a questi dati, chi potrebbe sostenere il contrario?

Save The Rhino

Se la situazione dei elefanti vi può sembrare terribile, quella dei rinoceronti è ancora peggiore. Ad ucciderli sono bracconieri molto attrezzati, a volte anche con elicotteri, disposti a rischiare fino a 15 anni di reclusione pur di appropriarsi dei preziosi corni.

Prima li addormentano sparandogli un dardo sedativo, per non allertare i rangers, e poi utilizzando una motosega li privano del loro corno. Quando gli animali si svegliano, non riescono neanche a reggersi in piedi dal dolore, e muoiono dopo poche ore per via dell’emorragia o delle infezioni. È come se noi, dopo esserci addormentati per qualche ora, ci svegliassimo senza una parte del viso.

Il corno è fatto di cheratina, la stessa sostanza di cui sono fatte le nostre unghie e i capelli, ma il suo costo non è neanche confrontabile con quello dell’avorio: 90 mila dollari al chilo, che portano un solo corno a costare fino a 2 milioni di dollari sul mercato nero. Ma visto che la cheratina  non ha  la malleabilità o la lucentezza dell’avorio, cosa la rende così costosa? La risposta è da ricercare nei paesi da dove arriva la richiesta di questo materiale, e cioè Cina, Thailandia e Vietnam. In questi paesi, la polvere di cheratina viene considerata una medicina in grado di curare qualunque malattia (anche il cancro) , ma naturalmente questa è solo una credenza popolare. Inoltre, «Sono un simbolo di ricchezza: avere un corno è come possedere una Ferrari», fa notare al quotidiano Le Temps il giornalista investigativo sudafricano Julian Rademeyer, autore del libro “Killing for profit”.

Come il prezzo, anche i numeri di questo massacro non sono confrontabili con quelli degli elefanti. I rinoceronti neri dell’Africa occidentale si sono estinti nel 2006, mentre quegli meridionali sono circa 5 mila. A inizio del XX secolo erano centinaia di migliaia, ma cacciati per sport dagli Europei, arrivarono nel 1960 ad essere solo più 70 mila e, dal 1970 al 1992, quando iniziò la richiesta orientale, hanno conosciuto un declino della popolazione del 96%. L’altra specie africana di rinoceronte, quello bianco (molto più grosso di quello nero), se la passa anche peggio. Della sottospecie settentrionale sono rimasti in 4, 3 femmine e un maschio, sorvegliato 24 ore su 24 da delle guardie private, ma il destino della sua specie sembra segnato. Il rinoceronte che si è allontanato di più dalla soglia dell’estinzione è quello bianco meridionale, di cui ne rimangono 14.500: ben poca cosa, però, rispetto agli 83.000 di un secolo fa.

Per il sesto anno consecutivo, il numero di rinoceronti uccisi per il loro corno è in aumento, e nel 2015 ha raggiunto i 1338 esemplari. Questi animali sono efficacemente protetti quasi esclusivamente in Sudafrica, paese nel quale vivono solo popolazioni di rinoceronte bianco; questo spiega perché il numero dei rinoceronti bianchi sia adesso maggiore di quello degli altri tipi. Nei altri paesi o ci sono pene troppo lievi, come ad esempio una multa di 14 mila dollari, o i ranger che devono proteggere le riserve sono troppo pochi a causa della mancanza di fondi o di un’atteggiamento di sottovalutazione del fenomeno da parte dei governi africani.

Salvare gli animali per salvare l’Africa

Con un fatturato annuo stimato a 19 miliardi di dollari, il traffico di specie selvatiche rappresenta il quarto commercio internazionale illegale dopo la droga, la tratta di esseri umani e le contraffazioni. Ma il danno maggiore questo commercio lo fa alla natura. Infatti, oltre agli elefanti e ai rinoceronti, in Africa sono colpiti dal bracconaggio moltissimi altri animali, tra cui leoni e leopardi, e questo compromette la biodiversità e facilita la diffusione di malattie infettive nel mondo.

Secoli fa, dall’Africa hanno portato via gli uomini e li hanno fatti schiavi, ma lei ha subito in silenzio e resistito…

Anni fa, dall’Africa hanno rubato le risorse naturali, e lei ha resistito…

Oggi, all’Africa stanno uccidendo i suoi animali, ma stavolta no, non può e non deve più subire e resistere, ma alzarsi e lottare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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