Salvate Ettore Majorana

Cercando di ricordare persone importanti per le loro grandi imprese, spesso ci scordiamo di tutti quelli che grandi lo sono stati davvero, ma per quello che non hanno fatto.

Ettore Majorana, Catania, classe 1906. Nonostante sembri il nome del proprietario di una catena di ferramenta, è una delle più grandi menti che abbia sfornato questo paese. È stato definito un genio nientepopodimeno che dal Nobel per la fisica Enrico Fermi, ed è “solo” arrivato alla rivoluzionaria teoria atomica di Heisenberg mesi prima che venisse pubblicata dal famosissimo tedesco.
Ma mentre i due fisici sopra citati sono circondati da enorme fama, sembra che il nome del povero Majorana sia stato cancellato dalla faccia della terra; nessuno ne parla o lo ricorda, nemmeno i testi scolastici.

Sciascia scrisse che ciò è spiegabile solamente identificando il suo modo di essere: ugualmente a tutte le menti precoci (e lui lo era particolarmente) vedeva la vita come una misura di tempo determinata, in cui la completa rivelazione di un mistero, di una verità, è seguita necessariamente dalla fine, dalla dissoluzione o dalla morte.
Perciò ha cercato continuamente di posticipare tale momento, e i suoi lampi di genio, scarabocchiati su un fazzoletto o su un pacchetto di sigarette, si spegnevano sempre sul nascere, in un bidone della spazzatura o per strada.

Facendo parte del gruppo composto dai più brillanti fisici teorici del panorama italiano dell’anteguerra, ha ovviamente condotto importanti studi sull’energia nucleare (sappiamo che sono arrivati alla fissione nel 1934), studi che sono stati intrapresi in diverse zone del mondo contemporaneamente, studi che, portati a termine, sono rimasti come semplici ombre sui muri delle strade di Hiroshima e Nagasaki, sagome scure di quelli che un tempo erano cittadini.
Sebbene molti studiosi, nella comunità scientifica dell’epoca, fossero ciecamente entusiasti per ciò che stavano dando alla luce e fremessero infaustamente per il destino che andava delineandosi, il giovane Majorana temeva profondamente per gli effetti che avrebbero avuto studi a favore di un’arma come la bomba atomica. Temeva perché non poteva non temere, perché mentre gli altri potevano avvalersi del diritto di non aver capito cosa stesse succedendo, lui, nella sua precocità, no.

E allora l’atto estremo: sono datate 26 marzo 1938 le lettere in cui dice addio ai familiari, annunciando il suo suicidio in mare durante il viaggio da Napoli verso Palermo.
Ma così non succede, perché il giorno seguente scrive un altro messaggio, al direttore dell’università in cui insegnava, dicendo che il mare l’aveva rifiutato, e che sarebbe tornato il giorno stesso su un traghetto per Il capoluogo campano. Purtroppo, però, non è mai arrivato. Sono state aperte le indagini, e nonostante il corpo non sia mai stato rinvenuto, cinque mesi dopo è stata dichiarata la sua morte presunta. Si spense così una delle più grandi menti italiane in campo scientifico.

15 febbraio 2008. Questa data rappresenta una svolta epocale per il caso Majorana. Viene infatti trovata una foto risalente al 1955 (17 anni dopo la scomparsa del professore) in cui è ritratto inconfondibilmente il fisico catanese insieme ad altre persone a Valencia, in Venezuela. Secondo la testimonianza di Francesco Fasani, immigrato nell’America del sud proprio in quegli anni che ha provveduto a scattare la foto e a farla arrivare a noi, lo scienziato si è costruito una nuova vita là sotto il nome di Signor Bini; purtroppo però queste sono le ultime notizie che abbiamo e che potremo mai avere a riguardo.

Così, quest’uomo ci stupisce ancora. Perché oltre ad essere un genio enigmatico paragonabile a menti come Galilei, Newton o Einstein (Fermi stesso lo ha paragonato ai primi due, escludendo il terzo per ragioni temporali), comprendendo prima di altri la catastrofe a cui eravamo destinati, ha avuto il coraggio e la lucidità di simulare la sua morte – peraltro organizzando tutto nei minimi particolari – e ricominciare tutto da capo.

Tutti dovrebbero conoscere la sua storia, per capire quanto sia stata grande una persona così tetramente destinata all’oblio. Allora, forse, si ricorderanno finalmente di Ettore Majorana.

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