Apple-FBI: Giustizia o Privacy?

23 Febbraio 2016. Bill Gates rilascia un’intervista riguardo le richieste del Federal Bureau of Investigation al colosso americano Apple. La risposta lascia il mondo senza parole. Dopo poco tempo il Financial Times pubblica un articolo, affermando che Gates, nella sua intervista, aveva dimostrato un atteggiamento favoreggiante nei confronti del FBI.

24 Febbraio 2016. Gates emette un nuovo comunicato, accusando il Times1 di aver distorto la sua opinione. Il suo ideale, infatti, è molto più democratico del semplice accettare le istruzioni dell’autorità. E’ il popolo, secondo il magnate, a dover decidere per quanto riguarda la questione che è strettamente legata alla sicurezza.

Un’affermazione, senza ombra di dubbio, molto forte, motivata dalla fiducia nella democrazia americana. Ciò che il Bureau chiede all’Apple è “solo” di decriptare l’iPhone appartenuto ad uno degli attentatori di San Bernardino (dove morirono 14 persone). Ovviamente, essendo per motivi di sicurezza nazionale, l’Apple, si pensava, avrebbe collaborato. Ma non lo fece, asserendo che le richieste mettevano a rischio la privacy dei dispositivi prodotti dalla Società. Sembrerebbe che Gates, in fin dei conti, abbia ragione, poiché è comunque diritto dei cittadini scegliere quale dei due mali accettare. Ma non stiamo dimenticando qualcosa?

Questa fretta di risolvere la situazione, la ricerca della giustizia per i morti di quell’orribile giorno, ha fatto passare inosservato un dettaglio fondamentale: l’informazione. Quanti, ad oggi, sanno veramente cosa l’FBI stia chiedendo alla Apple di fare, o il perché della riluttanza di quest’ultima? O ancora, come mai, nonostante pressoché tutta Silicon Valley, cuore pulsante del progresso tecnologico ed informatico, dove sono raccolte le menti più brillanti in ambito, appoggia Cook, attuale Amministratore Delegato della Apple, gli americani diffidino così tanto del loro giudizio e piuttosto preferiscano rischiare di vedere violata la loro privacy? Perché molti, probabilmente, non sanno in cosa questi rischi consistano.

I motivi per i quali la Apple si rifiuta così vigorosamente di collaborare possono essere riassunti in tre grandi gruppi: il Precedente, la Privacy e il Diritto. Prima di analizzare le motivazioni della Apple, vediamo cosa questa dovrebbe fare.

Il 51% degli americani è a favore della creazione di ciò che l’FBI chiede al colosso della Silicon Valley. Quello che vogliono che la Apple faccia è, sostanzialmente, un nuovo sistema operativo per l’iPhone 5. Questo avrà incorporata una backdoor che permetterà di fare un brute attack, cioè scrivere tutte le combinazioni possibili di password finché non si trova quella giusta. Il problema sta nel fatto che il sistema operativo attuale, iOS 9, dopo 10 tentativi falliti cancella i dati del dispositivo. Quindi, gli inquirenti chiedono alla Apple un firmware (il software del sistema operativo firmato) che permetta di aggirare questo cavillo. Shery Pym, il giudice che il 16 febbraio ha firmato l’ordinanza che obbliga Apple a collaborare, afferma che basta che tale firmware sia applicabile a quel singolo sistema operativo.

IL PRECEDENTE

Con questa richiesta, il governo americano non chiede solamente a Cook di creare ciò che il CEO definirà “un cancro”, ma crea anche un precedente, cosicché, in futuro, semmai servisse di nuovo un software simile, non avrebbe problemi a farselo dare. Ciò che c’è di grave in questo è la probabile pretesa di uguaglianza nel trattamento da parte degli altri stati, che vorranno avere accesso al software caso mai servisse. Il fatto di utilizzare così spesso un software che permette di accedere ad un dispositivo (la cui unica limitazione è il codice seriale del dispositivo, quindi facilmente aggirabile N.d.A.), consiste già di per sé un rischio di fuga di informazioni, ma ancor di più costituisce una mina al diritto di Privacy che è fondamentale per l’uomo oggigiorno, dove tutti sono sempre connessi e, quotidianamente, utilizzano i propri dati sui dispositivi elettronici.

LA PRIVACY

Altro punto fondamentale a scapito del FBI è la privacy. Creare un simile software vorrebbe dire mettere a disposizione una versione del sistema operativo con una porta di servizio integrata, permettendo a chiunque di rubare un iPhone (o un qualsiasi dispositivo Apple), installare tale sistema operativo e decriptare i dati. Per cercare di tranquillizzare, l’FBI ha promesso che il software rimarrà alla Apple, ma ciò non significa sicurezza: un firmware simile è un preda succulenta per chiunque, e, creando un precedente, il suo utilizzo in futuro per altri casi sarà sempre più frequente, aggravando la probabilità di fuga di informazioni.

IL DIRITTO

« Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione, o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti » . Così cita il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America. In questa nuova era digitale diventa sempre più conosciuta la figura del programmatore, ossia colui che scrive il codice grazie al quale i programmi che utilizziamo funzionano. Oramai sono in molti a saper programmare (lo si insegna alle scuole superiori N.d.A.), ed è diventata anche una forma di espressione del proprio pensiero: il programma che un informatico crea non è solo una macchina, ma è anche ciò che egli voleva trasmettere, un po’ come un libro interattivo tradotto, per l’utente, dal computer. In questo senso, quindi, obbligare Apple a sviluppare un “cancro” per il suo stesso sistema operativo diventa una violazione del primo emendamento, come sostengono gli avvocati del colosso.

Ora spero siano un po’ più chiare le dinamiche degli avvenimenti odierni riguardo la cronaca che leggiamo ma, spesso, non comprendiamo. Le richieste degli americani sono dettate dall’ignoranza, poiché, un software simile, è un arma più pericolosa di una bomba, che potrebbe causare violazioni a qualsiasi sistema operativo prodotto dalla Mela morsicata. Per concludere, vorrei aggiungere che Google, WhatsApp, Telegram e molte delle case conosciute per i loro prodotti appoggiano Apple, e la sua scelta tra Sicurezza Nazionale e Diritti dell’Umanità. E, rifacendomi ad un recente articolo di un nostro compagno, Simone Ramello:

Ci sono ambiti in cui la libertà d’opinione è un valore importantissimo.
L’amore. La musica. L’arte. La letteratura. Le scelte di vita.
Ma c’è un singolo reparto, un piccolo spazio dell’universo, in cui non esistono “opinioni”.
Esistono teorie, esistono prove, esistono sperimentazioni.
La scienza non è un’opinione: la scienza è oggettiva.

E l’informatica, in questo, una scienza, lo è.


1: Vedi anche la Repubblica, Fbi, Gates: “Apple dovrà collaborare”, 24/02/2016 a cura di Federico Rampini.

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